La Starza 1

La Starza di Ariano Irpino: un sito millenario

Inquadramento generale

All’interno di un paesaggio con ampie superfici dolcemente ondulate e modesti rilievi dalle sommità arrotondate, si innalzava una volta la formazione gessosa della Starza, un’altura isolata, conosciuta nel secolo scorso come “Monte Gesso”, che dalle sue due cime asimmetriche e contrapposte dominava il fondovalle (Figura 1).

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Figura 1. La collina negli anni ’50.

Oggi, dopo più di mezzo secolo di lavori di cava, una profonda voragine occupa quella che una volta era stata una emergenza topografica, segnata alla base dalle incisioni vallive del Miscano, e dei torrenti Starza e Cupido che si congiungono proprio ai suoi piedi (Figura 2).

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Figura 2. La Starza. Situazione attuale.

Vicina allo spartiacque tra il Cervaro ed il Miscano, la collina della Starza controlla uno dei più bassi e agevoli valichi appenninici ed occupa una posizione-chiave, all’incrocio delle vie naturali di transito che superano la catena appenninica in senso trasversale e la percorrono per un notevole tratto in senso longitudinale.
Proprio sulla cresta della collina di fronte alla Starza passa il Real Tratturo che da Pescasseroli fino a Candela fu seguito nei secoli da miglia di pecore che si spostavano durante la transumanza dai monti abruzzesi fino alla costa adriatica; in prossimità del sito archeologico si snodavano la via Herculia e la via Traiana; entrambe ricalcavano antichi percorsi protostorici.
Proprio questa posizione privilegiata (Figura 3) è stata una delle principali ragioni dello sviluppo degli insediamenti che vi si sono succeduti dal costituirsi di una delle più antiche comunità neolitiche europee, al ricco e completo affermarsi delle culture protostoriche, dal VI millennio fino alle soglie dell’età del Ferro (Figura 4) .

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Figura. 3. La Starza. Terrazza Nord con mura tarde.
fig.1.Ceramica-impressa
Figura. 4. Materiale protostorico.

Il giacimento sulla collina della Starza fu reso noto dalla seconda metà dell’800 in seguito al moltiplicarsi dei rinvenimenti di materiali archeologico per l’incremento dei lavori nella cava di gesso. Tuttavia non si avviarono allora attente indagini scientifiche che avrebbero potuto salvaguardare integralmente uno dei siti chiave della preistoria meridionale: solo la sensibilità dei proprietari del­la cava consentì di recuperare una scelta dei materiali tra i meglio conservati che venivano in luce nel corso della lavorazione della cava e che furono in parte consegnati al Museo Nazionale di Napoli.
Quarant’anni più tardi, proprio dopo aver esaminato questi ritrovamenti, l’archeologo inglese D.H. Trump decise di aprire delle trincee in alcuni settori della collina e dei sottostan­ti terrazzi. L’indagine, effettuata in tre riprese (1957, 1960, 1961), documentò un’occupazione dell’area con qualche soluzione di continuità dal Neolitico inferiore fino alla prima età del Ferro.
A partire dagli anni ‘60 il progresso tecnologico e soprattutto l’uso degli esplosivi hanno accelerato il processo di distruzione della collina cosicché lo scavo estensivo, intrapreso dal 1984 e proseguito fino al 2000, ha dovuto limitarsi ad alcuni lembi del pendio Nord-Est, gli unici risparmiati dai lavori di cava. Infatti, della millenaria occupazione del monte e dei suoi pendii, sussiste attualmente solo un’area terrazzata, digradante verso il torrente La Starza. Questo terrazzo, forma­tosi per la sovrapposizione di capanne e altre strutture abitative, documenta  il più antico neolitico campano con ceramica impressa e graffita e l’intero sviluppo della “civiltà appenninica”, dai suoi prodromi nel protoappenninico fino all’epilogo nel subappenninico (Figure 5, 6, 7, 8, 9).

Fig-5-Tazza-con-ansa-pennat
Fig-6-Tazza-con-manico-asci
Fig-7-Vaso-con-decorazione-
Figura 5. Tazza con ansa pennata del periodo protoappenninico.
Figura 6. Tazza con manico asciforme del periodo protoappenninico
Figura 7. Vaso con decorazione excisa a forma di doppia spirale di del Bronzo medio.
Fig-8-Freccia-di-bronzo
Fig-9-Frammento-di-tazza-de

Figura 8. Freccia di bronzo
Figura 9. Frammento di tazza del Bronzo finale con ansa a testa di uccello.