Croce del Papa

Il villaggio del Bronzo antico di Nola (Croce del Papa)

villaggio

Alla fine dell’età del Bronzo antico, il vulcano Somma-Vesuvio conobbe una grande eruzione pliniana, detta “delle Pomici di Avellino” (3500 B.P.), che distrusse buona parte degli insediamenti – ne sono stati individuati finora circa una sessantina- appartenenti alla facies culturale di Palma Campania.

Le peculiari caratteristiche del ricoprimento (pomici, ceneri e colate fangose) hanno consentito sia di conservare in situ i manufatti sia di rilevare sulle paleosuperfici fossilizzate dal deposito vulcanico molte evidenze di attività antropiche (arature, impronte di ruote di carri e di slite, tracce lasciati dagli uomini e dagli animali).

Nel caso di Nola, situata a circa 15 km, a vol d’uccello dal vulcano, l’evidenza del ritrovamento di parte di un villaggio, già importante di per sè per la prontezza e la qualità dell’intervento di scavo che vi è stato effettuato, può essere considerata unica per l’eccezionale conservazione delle strutture abitative e degli alloggi degli animali.

La fuga repentina degli abitanti, che abbandonarono gran parte dei loro beni, fu resa possibile, nelle ore iniziali dell’eruzione, dalla scarsa caduta delle prime pomici, mentre la perfetta conservazione delle strutture è stata determinata dalla rimobilizzazione secondaria del materiale eruttivo, una volta terminata l’eruzione (Figura1).

Fig1Nola-Panoramica
Figura 1. Nola. Panoramica.

Flussi di fango sottile, infatti, penetrarono all’interno delle capanne rimaste in piedi e inglobarono i manufatti nella posizione in cui si trovavano (Figure 2, 3) ; nel contempo, lo stesso fango, fornendo una controspinta alla coltre di pomici accumulatisi all’esterno, contrastò efficacemente il collasso delle pareti permettendo la conservazione dell’alzato su circa m 1,30 di altezza.

Fig.2.-Nola.-Vasellame-abba
Fig.3.-Nola.-Forno

Figura 2. Vasellame all’interno di una capanna.
Figura 3.Forno con un vaso ancora all’interno.

Nel consolidarsi, le ceneri fangose hanno realizzato un vero e proprio calco della carpenteria (Figura 4), degli ambienti (graticciato, pareti divisorie, porte, pali di sostegno, ecc.), delle fascine di paglia che ricoprivano le capanne e degli oggetti in materiali vegetali (ceste, strumenti di legno, tessuti, ecc.) presenti all’interno delle capanne.

Fig.4.-Nola.-Carpenteria
Figura. 4. Messa in luce della carpenteria della capanna. Si nota che il tetto che scende fino a terra.

Anche i corpi degli animali in esse rimasti imprigionati: una lucertola e un rospo nella paglia; un cane nello spazio dietro ad una parete (Figura 5), delle pecore gravide all’interno di una gabbia (Figura. 6), disfacendosi, hanno lasciato la loro impronta nelle ceneri indurite.

Fig.5.-Nola.---Cane-imprigi
Fig.6.-Nola.---Pecore

Figura 5. Cane imprigionato dietro la parete di una capanna.
Figura 6. Pecore rinchiuse in una gabbia.

La documentazione archeologica raccolta appare di grande valore scientifico per quantità e qualità di informazioni. Oltre a chiarire aspetti nuovi dell’architettura in legno del periodo del Bronzo antico ha precisato l’organizzazione interna delle capanne, ha dato informazioni sulle strategie di raccolta delle cereali, di allevamento e di conservazione degli alimenti (carni e cereali).

Nuovi aspetti della “religiosità” della comunità dell’età del Bronzo antico sono stati decifrati attraverso il rinvenimento di oggetti legati a culti domestici; oltre ai vasetti miniaturistici, di notevole interesse è la figurina femminile di impasto interpretata come di una divinità del focolare (Figura 7) rinvenuta dietro al graticciato dell’ambiente del focolare.

Fig.7.-Idoletto-femminile
Figura 7. Idoletto femminile.

Dall’interno dalla più piccola delle capanne messe in luce, è stato trovato perfettamente conservato un copricapo con uso ornamentale-rituale realizzato con placchette ricavate da denti di giovani maiali (sus scropha), che a tutt’oggi rappresenta un unicum nel suo genere (Figure 8 e 9).

Fig.9.-Copricapo
Fig.8.-Copricapo

Figura 9. Copricapo realizzato da denti di giovani maiali. Vista frontale
Figura 9. Copricapo realizzato da denti di giovani maiali. Vista laterale

Il sito, oggi vincolato, rientra nel primo Parco della Preistoria della Campania (o del Nolano).