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Progetti in corso

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Progetto Ori di età arcaica e classica in Italia Meridionale

Nell’ambito del programma di una ricerca interdisciplinare sugli “Ori di età arcaica e classica in Italia Meridionale”, è in corso di eminente pubblicazione le indagini, e in particolare quelle eseguite mediante la tecnica della Fluorescenza a Raggi X (XRF), condotte su oggetti in oro provenienti dalla Campania (Calatia, Capua, Cuma, Pithecusae e Teano).

Più in particolare, si tratta di una ricerca interdisciplinare nella quale, accanto agli aspetti archeologici ed a uno studio sistematico ed obiettivo dei caratteri tecnologici degli oggetti, mediante un microscopio stereoscopico portatile, è stata esaminata la composizione dell’oro costituente gli oggetti, che si presenta sempre sotto forma di una lega di oro, argento e rame. Di fatto la metodologia d’analisi XRF può permettere di capire la tecnica di lavorazione degli orafi antichi, e può diventare strumento indispensabile nell’attribuzione degli oggetti a un’epoca, una regione e forse anche a un’officina specifica. La tipologia degli oggetti, molto vasta, include fibule, collane, ferma-trecce, pendagli, orecchini, anelli.

Nel caso di reperti compositi, o di gioielli con lavorazioni e decorazioni complesse, sono state fatte più misure, sia per determinare la composizione dei vari elementi che lo compongono, sia per evidenziare eventuali restauri o manipolazioni.Per quel che riguarda la Campania, durante la ricerca sono stati esaminati e analizzati oltre 30 oggetti provenienti dalle necropoli campane di Calatia – scavo Albore Livadie (fine VIII-VII secolo a.C.), Cuma – scavi Stevens (fine VIII-IV secolo a.C.), Capua (IV secolo a.C.), Pithecusae (VIII seclo a.C.) e Teano (V-IV secolo a.C.) – vecchi scavi.

Il gruppo di studio è composto da G. Paternoster, C. Scheich e C. Albore Livadie. Il risultato del lavoro confluirà in una monografia sugli ori di età arcaica e classica in Campania, la cui sede di edizione sarà successivamente precisata.

A cura di C. Albore Livadie- Passaro Colonna

Pubblicazione di “UN FORNO DI VASAI DI EPOCA ARCAICA PRESSO TREGLIA” (Caserta – Comune di Pontelatone) .

  • La pubblicazione molto attesa delle due  campagne di scavo (1992 e 1995) nella zona artigianale di  M. te Castello, non lontano dell’oppido di Treglia (l’antica Trebula Baliensis) è già ben avanzata. L’esplorazione di una grande fornace  verticale e di una parte delle cinque discariche ha permesso di mettere in luce una grande quantità della  produzione che  consisteva in recipienti di argilla grossolana (mortaio, scodelle-coperchio, olle, askoi, dolia), ma anche in impasto fine (kylikes a piede alto biansate e quadriansate, anfore, oinochoai). In queste discariche erano anche associati vasi di «bucchero rosso» (oinochoai ed idrie) – tipiche della produzione indigena  «ausone» – a della ceramica a vernice nera (kylikes di tipo C) e di tipo «etrusco arcaiche» (scodelle decorate con una fascia sotto il bordo). Grande interesse riveste la  presenza di coppe ioniche B2 d’imitazione locale. Il bucchero nero etrusco (coppe basse, ad orlo rientrante e a profilo carenato, kanthari a piede alto ed a pied ad anello basso, kotylai, oinochoai trilobate, olpette a bocca tonda) è molto rappresentato. Segni e lettere impressi nell’argilla cruda e graffiti sono spesso presenti su questa classe ceramica.

Albore Livadie – G. Vecchio (a cura di)

  • Pubblicazione del «villaggio del Bronzo antico di Croce del Papa (Nola) ricoperto dall’ eruzione delle Pomici di Avellino (3550 BP.)».
    La pubblicazione del gruppo di capanne di Croce del Papa (Nola), la «Pompei della Preistoria», sito fossilizzato da un’eruzione del Vesuvio che l’ha sepolto brutalmente, è prevista nella collana del Centro Jean Bérard.

Progetto  sugli oggetti metallici

  • Il gruppo di studio composto da C. Giardino, da G. Paternoster e da Claude Albore Livadie, nonché da alcuni colleghi interessati ad illustrare i reperti dai propri scavi, sta effettuando in modo sistematico le analisi con fluorescenza a Raggi X a riflessione totale su oggetti in metallo dell’eneolitico – età del Bronzo provenienti dalla Campania in vista della pubblicazione in un prossimo volume della serie BAR. Il carattere particolare di questi oggetti di metallo è che provengono soprattutto da scavi e non da depositi come è maggiormente il caso in Italia settentrionale; questo rende possibile fissare una cronologia della produzione italiana e verificare l’esistenza delle varie fasi documentate nella produzione centro-europea, in particolare per il Bronzo antico.
    Oltre ad eseguire l’ analisi XRF, si intende, ove possibile, eseguire le analisi SEM e metallografiche; queste ultime, eseguite in maniera non distruttiva sullo stesso reperto. In rari casi particolari si richiederà il prelievo di polveri per analisi sulla provenienza del metallo, da eseguirsi mediante esame dei rapporti isotopici del piombo. A tale scopo si intende avvalersi della collaborazione del dott. G. Guida, dei laboratori dell’I.C.R. di Roma.

Ravello 2007

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Pre-congress event

in Ravello

23 settembre 2007

workshop

Crisi ambientali ed insediamenti umani in Campania durante il periodo preistorico e protostorico.

 

La Starza 2

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La Starza di Ariano Irpino: un sito millenario

Inquadramento generale

All’interno di un paesaggio con ampie superfici dolcemente ondulate e modesti rilievi dalle sommità arrotondate, si innalzava una volta la formazione gessosa della Starza, un’altura isolata, conosciuta nel secolo scorso come “Monte Gesso”, che dalle sue due cime asimmetriche e contrapposte dominava il fondovalle (Figura 1).

fig.1.Ceramica-impressa
fig.1bis-La-Starza

Figura 1. Ceramica impressa.
Figura 2. Ollette in ceramica impressa.

Del villaggio distrutto, sembra, da un incendio, si conserva solo l’intonaco che rivestiva le pareti delle capanne e molta ceramica associata ad una ricca industria litica.

L’elemento più evidente di questa ceramica primitiva è dato dalla netta distinzione in due classi: grossolana e fine, con la prima dominante. La categoria fine vede la presenza quasi esclusiva di vasi decorati il cui impasto testimonia una maggiore cura nella selezione della materia prima. I vasi di grandi dimensioni in impasto grossolano con clasti grandi ed abbondanti con miscela di rocce  metamorfiche  o con calcite erano quasi certamente seminterrati.

Per quanto riguarda le categorie decorative, cioè gli strumenti usati per le impressioni, sono state usate le dita (ceramica unghiata, digitata, pizzicata) e conchiglie (cardium).

Nei manufatti litici  è stato distinto, tra i tipi di selce, varietà di provenienza locale e differenti varietà di provenienza dal Gargano.
Le indicazioni date dai resti vegetali e faunistici permettono di ricostruire un ambiente boscoso, con i vicini corsi d’acqua che circondava la collina, ed un paesaggio molto variato molto rispetto ad oggi. Doveva  rappresentare un habitat ideale per le diverse specie animali, sia domestiche che selvatiche.
Sembra prevalere l’allevamento capriovino, seguito da quello suino e da quello bovino. Sono presenti anche il capriolo e la lepre. Notevole è il numero di strumenti in osso rinvenuti (punteruoli, aghi, ami, spatole).
I resti vegetali attestano una agricoltura primitiva.


Case, uomini e animali  dell’età del Bronzo 

Tra la più interessante documentazione rivelata dalle ripetute campagne di scavo sul terrazzo nord  si pone  il villaggio di capanne dell’età del Bronzo medio (1640-1504   cal. BC) edificato dopo l’eruzione pliniana delle Pomici di  Avellino, quella che distrusse il villaggio di Croce del Papa a Nola (1782-1686 cal. BC) ed interessò pure il sito de La Starza, anche se in modo assai meno drammatico. Il villaggio sarà varie volte riedificato nella stessa area fino al XII sec. a. C.I livelli del reinsediamento – del primo villaggio dopo l’eruzione – mostrano delle capanne di piccole e medie dimensioni di forma rettangolare, con uno dei due lati corti absidato e un tetto a doppio spiovente con relativo colmo che si sviluppava lungo la direzione maggiore. Uno o due  focolari erano disposti all’interno della struttura, e anche all’esterno (Figura 3).
Fig.2-Resti-di-una-capanna-
Figura 3. Resti di una capanna del periodo protoappenninico

E’ lecito ritenere che i massi di gesso rappresentassero una valida protezione nei confronti degli agenti atmosferici, in particolare in relazione ai venti dominanti, come peraltro per il sito di Nola ed altri (Figura 4).

Fig.3-La-capanna-protoappen
Figura. 4. La capanna protoappenninica distrutta da un incendio

E’ documentata una abbondante fauna domestica quali quella ovicaprini, già ampiamente attestata nei livelli del Neolitico antico ed in percentuale maggiore rispetto alle altre specie rinvenute, quella bovina con una buona attestazione, quella suina in bassa percentuale e qualche attestazione di specie selvatiche, quale il capriolo.  Può sorprendere la presenza di resti di gru, un uccello che forse era prevalentemente ricercato per le sue piume, e di cani, oggetti questi ultimi, di pasto.

La ceramica è tipologicamente varia, e soprattutto nel periodo non iniziale del Bronzo medio, mostra una ricca decorazione excisa (Figura 5) con motivi geometrici: meandri, spirali, file di triangoli, ecc.

Fig.4-Vaso-con-decorazione-
Figura 5. Vaso con decorazione excisa con motivo di cani correnti  del  Bronzo medio

Resti di forni (Figura 6, 7), valve di fusione (Figura 8), alcuni manufatti e strumenti rivelano la precoce lavorazione del bronzo e l’importanza del sito.

fig.6-Forno-del-periodo-app
Figura 6. Forno del periodo appenninico
fig-7-bis--Area-di-protezio
Figura 7. Area di protezione a forma di cerchio intorno a un forno
Fig-8-Forma-bivalva-per-la-
Figura 8. Forma bivalva per la fabricazione di un’ascia ad alette.

La Starza 1

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La Starza di Ariano Irpino: un sito millenario

Inquadramento generale

All’interno di un paesaggio con ampie superfici dolcemente ondulate e modesti rilievi dalle sommità arrotondate, si innalzava una volta la formazione gessosa della Starza, un’altura isolata, conosciuta nel secolo scorso come “Monte Gesso”, che dalle sue due cime asimmetriche e contrapposte dominava il fondovalle (Figura 1).

Fig-1-La-collina-anni'50
Figura 1. La collina negli anni ’50.

Oggi, dopo più di mezzo secolo di lavori di cava, una profonda voragine occupa quella che una volta era stata una emergenza topografica, segnata alla base dalle incisioni vallive del Miscano, e dei torrenti Starza e Cupido che si congiungono proprio ai suoi piedi (Figura 2).

Fig-2-La-Starza-Situazione-
Figura 2. La Starza. Situazione attuale.

Vicina allo spartiacque tra il Cervaro ed il Miscano, la collina della Starza controlla uno dei più bassi e agevoli valichi appenninici ed occupa una posizione-chiave, all’incrocio delle vie naturali di transito che superano la catena appenninica in senso trasversale e la percorrono per un notevole tratto in senso longitudinale.
Proprio sulla cresta della collina di fronte alla Starza passa il Real Tratturo che da Pescasseroli fino a Candela fu seguito nei secoli da miglia di pecore che si spostavano durante la transumanza dai monti abruzzesi fino alla costa adriatica; in prossimità del sito archeologico si snodavano la via Herculia e la via Traiana; entrambe ricalcavano antichi percorsi protostorici.
Proprio questa posizione privilegiata (Figura 3) è stata una delle principali ragioni dello sviluppo degli insediamenti che vi si sono succeduti dal costituirsi di una delle più antiche comunità neolitiche europee, al ricco e completo affermarsi delle culture protostoriche, dal VI millennio fino alle soglie dell’età del Ferro (Figura 4) .

Fig-3-Terrazzo-nord-de-La-S
Figura. 3. La Starza. Terrazza Nord con mura tarde.
fig.1.Ceramica-impressa
Figura. 4. Materiale protostorico.

Il giacimento sulla collina della Starza fu reso noto dalla seconda metà dell’800 in seguito al moltiplicarsi dei rinvenimenti di materiali archeologico per l’incremento dei lavori nella cava di gesso. Tuttavia non si avviarono allora attente indagini scientifiche che avrebbero potuto salvaguardare integralmente uno dei siti chiave della preistoria meridionale: solo la sensibilità dei proprietari del­la cava consentì di recuperare una scelta dei materiali tra i meglio conservati che venivano in luce nel corso della lavorazione della cava e che furono in parte consegnati al Museo Nazionale di Napoli.
Quarant’anni più tardi, proprio dopo aver esaminato questi ritrovamenti, l’archeologo inglese D.H. Trump decise di aprire delle trincee in alcuni settori della collina e dei sottostan­ti terrazzi. L’indagine, effettuata in tre riprese (1957, 1960, 1961), documentò un’occupazione dell’area con qualche soluzione di continuità dal Neolitico inferiore fino alla prima età del Ferro.
A partire dagli anni ‘60 il progresso tecnologico e soprattutto l’uso degli esplosivi hanno accelerato il processo di distruzione della collina cosicché lo scavo estensivo, intrapreso dal 1984 e proseguito fino al 2000, ha dovuto limitarsi ad alcuni lembi del pendio Nord-Est, gli unici risparmiati dai lavori di cava. Infatti, della millenaria occupazione del monte e dei suoi pendii, sussiste attualmente solo un’area terrazzata, digradante verso il torrente La Starza. Questo terrazzo, forma­tosi per la sovrapposizione di capanne e altre strutture abitative, documenta  il più antico neolitico campano con ceramica impressa e graffita e l’intero sviluppo della “civiltà appenninica”, dai suoi prodromi nel protoappenninico fino all’epilogo nel subappenninico (Figure 5, 6, 7, 8, 9).

Fig-5-Tazza-con-ansa-pennat
Fig-6-Tazza-con-manico-asci
Fig-7-Vaso-con-decorazione-

Figura 5. Tazza con ansa pennata del periodo protoappenninico.
Figura 6. Tazza con manico asciforme del periodo protoappenninico
Figura 7. Vaso con decorazione excisa a forma di doppia spirale di del Bronzo medio.
Fig-8-Freccia-di-bronzo
Fig-9-Frammento-di-tazza-de

Figura 8. Freccia di bronzo
Figura 9. Frammento di tazza del Bronzo finale con ansa a testa di uccello.

Ricerche

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Nel corso di questi ultimi anni la ricerca si è orientata sui punti seguenti:

Lo scavo e lo studio dell’abitato di Poggiomarino, la « Venezia della Protostoria ». Si tratta di uno dei siti dell’ Età del Bronzo e del Ferro tra i più importanti esplorati di recente in Europa. Il suo stato di conservazione è eccezionale, grazie alla sua conservazione in ambiente umido.  Servirà di riferimento in numerosi campi di ricerca, tra cui lo studio degli oggetti e delle strutture in materia organica e per la curva dendrocronologica
La pubblicazione delle campagne di scavo 2000-2004, in una monografia in due volumi, sarà pubblicata presso l’editore Bretschneider (Roma). I materiali provenienti da questo sito, ormai celeberrimo, hanno dato luogo, intanto, a diversi contributi scientifici preliminari.

Il secondo campo di ricerca è quello degli abitati dell’Età del Bronzo di Nola. La pubblicazione del villaggio del Bronzo antico di Croce del Papa, la « Pompei della Preistoria », altrettanto straordinario del sito di Poggiomarino, per l’eccellente stato di conservazione dovuto questa volta ad un’eruzione del Vesuvio che l’ha distrutto brutalmente, è prevista nella collezione del Centro Jean Bérard di Napoli.
Sempre a Nola, una nuova indagine di scavo (Piazza d’Armi), condotta da maggio a luglio 2008, ha messo in luce una capanna e parte di una zona artigianale, pure dell’età del Bronzo antico.

La preparazione della pubblicazione riguardante il forno di vasaio (VI sec. a. C.) di Treglia è ormai molto avanzata. Tratta delle due campagne di scavi (1992 e 1995) condotte nella zona artigianale di M.te Castello, non lontano dall’oppido di Trebula Baliensis(Pontelatone-Caserta). L’esplorazione di un grande forno verticale e di una parte dei cinque scarichi ha permesso di mettere in luce una notevole parte della produzione che consisteva in recipienti in argilla grossolana (mortai, scodelle-coperchio, olle semplici e con prese, askoi, dolia). La ceramica d’impasto fine (kylikes a piede alto biansate e quadriansate, anfore, oinochoai) potrebbe avere avuto una produzione più limitata. In questi scarichi erano anche associati dei vasi di «bucchero rosso» (oinochoaie idrie) e della ceramica fine a vernice nera (kylikes di tipo C Bloesch) e di tipo «etrusco-arcaico» (scodelle decorate con una fascia verniciata sotto il bordo). Grande interesse riveste la presenza di coppe ioniche B2 d’imitazione locale. Il bucchero nero etrusco (coppe basse, ad orlo rientrante ed a profilo carenato, kanthari a piede alto e basso ad anello, kotylai, oinochoai trilobate, olpette a bocca tonda) è molto rappresentato. Questa classe ceramica reca molto spesso dei segni e delle lettere impressi nell’argilla cruda e graffiti e documenta buona parte del repertorio vascolare dell’arcaismo tardo della Campania settentrionale.

La pubblicazione ormai conclusa  della necropoli arcaica di Castellammare di Stabia è stata posticipata per carenza di fondi.

Un punto forte dell’attività dispiegata prende anche in considerazione i cambiamenti geofisici, naturali e antropici dell’ambiente.
Uno degli assi privilegiato riguarda la geoarcheologia: l’evoluzione delle linee di costa, ma anche la tefrocronologia e l’impatto sul popolamento antico delle eruzioni dell’età del Bronzo (eruzione delle «Pomici di Avellino» ed i numerosi eventi vulcanici successivi: le c.d. «eruzioni protostoriche»), i cantieri di scavi avendo generalmente una medesima caratteristica: quella di situarsi in ambiente vulcanico..
Le variazioni del clima costituiscono l’uno dei campi di studio privilegiato. Diversi incontri presso il CUEBC (Ravello) hanno condotto all’edizione “Climatic-environmental variations and impact on man in the circum-mediterranean area during the Holocene” (Edipuglia, 2003) Questo lavoro che raccoglie le comunicazioni presenate all’occasione di due Seminari internazionali sulle trasformazioni  profonde che ha subito l’ambiente, fa seguito al volume “Systema Uomo-Ambiente tra Passato e Presente” pubblicato (dicembre 1998) dal medesimo editore.
Più recentemente una collaborazione si è stabilita con il Laboratorio di Crono−Ecologia−UMR 6565 del CNRS grazie al progettot LAMA “Holocene changes in environment and climate, and history of human societies in Central Mediterranean as reflected by LAke and MArine records”. Coordinatore  Michel Magny.

In relazione agli scavi condotti, una serie di ricerche è stata avviata con i fisici per lo studio della prima metallurgia del Bronzo in Campania, con l’Università Federico II di Napoli, per la caratterizzazione petrografica delle ceramiche di Poggiomarino (stessa università) e per le datazioni: radiocarbonio (laboratorio C.I.R.C.E. di Caserta), geocronologia (Paris sud) e dendrocronologia (laboratorio DAI – Berlino).

Arte e Archeologia

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Art and Archeology  (Artisti moderni )

 

Claire Chene

Claire Chene

home.netwood.net/Kosenko/chene.htm

Prehistoric cave paintings, bronze ornaments, rock designs, the curve of a vase, all the relics of former civilizations have been a reoccurring inspiration to artists over the centuries. We look to prehistory for insight into the most basic human desire for expression in art.

The first mark or object that we know from prehistory resounds within us as a connection to the artist’s expression of what was most meaningful to him.
Whether to honor nature, allay fears, make magic, or to decorate and make beautiful  objects, these artists speak to us over the centuries .  They show us what it is  to be human.

In particular, the archeological work at Starza near Ariano Irpino, is stunning in the depth of prehistoric finds.

The landscape, with valleys and rolling hills scarred by earthquake and successive habitation infuses us, if we let it, with a sense of mystery. The movement of human life echos through the ages . In the swirls of decorated pottery or  incised  geometrical decorations, we are thrilled by the simplicity and beauty of design. Objects of everyday life in prehistory evoke a life richer in beauty and more sophisticated than we might have imagined.

Thanks to the discoveries and care of archeologists and related scientists and their supporters we are able to know these objects and sites and to gain inspiration and insight from this knowledge.
We artists follow, thousands of years after the first artists, a continuum unbroken in the search for meaning through artistic expression.

Fig.1. Ariano La Starza
Claire Chene (Los Angeles –USA)

1. “Ariano La Starza”. 2006
Acrylic on paper
45.7cm x 61cm

This painting is a landscape memory of the area near La Starza.
Symbols of the Bronze age and fragments of ceramic designs are integrated in the painting to symbolize the conjunction of the ancient past and the timeless landscape.

Fig.2. Temporale a La Starza.
2. “Temporale a La Starza”.  1995
Acrylic on canvas
121.9 cm x 152.4cm

With bold brushwork and strong color the dynamic landscape is expressed, reminding the viewer of the mystery  of the primal forces of nature.

Fig.3. Fragments of the ceramics of the Bronze Age
3. “Fragments of the ceramics of the Bronze Age”. 1995
Watercolor 17cm x 22.5cm

The artist shows her joy and wonder at the beauty of the shapes, color and design of these fragments.
The objects seem to dance in a rhythm of the centuries.

Claire Chene lives and works in Los Angeles, California. She is part of a group of noted Southern California artists who exhibit at FIG, First Independent Gallery, in nearby Santa Monica.
She has also exhibited work in American Embassies in Beijing, China, Santo Domingo and Bucharest, Romania.
Her work is often inspired by her numerous travels in Europe and Japan.

 Luca Calandrini (Avellino – Italia)

Fig.1.Flight1
1. “Flight”. 2002
Mixed technique on card
100 cm x 70 cm

A hypothetical reconstruction of the disaster which occurred nearly 4000 years ago, when a Vesuvian eruption no less terrible than that of AD 79 buried the village found at Nola. The picture shows the terror of the inhabitants, clearly visible on the faces of the men in the foreground, and realistically portrays the catastrophe: the explosive eruption is brightly coloured, and the reds and violets hurled against the blue background of the sky emphasize the huge mass of the volcano which dominates a nature as yet uncontaminated.

Fig.3.-Morning-in-the-Villa
2. “Morning in the village”. 2002
Mixed technique on card
100 cm x 70 cm

This detailed reconstruction is based on the information gleaned from the meticulously careful excavation conducted in the village in Nola. The reconstruction of the huts, with roofs that reach down to the ground, corresponds to the imprints of bundles of straw found covering the wooden frameworks. The surroundings of the reconstruction of the village show the day to life of the local people, completely in harmony with the natural world. The warm and diffuse colours are those of a summer morning, and everyone is busy, blissfully ignorant of the terrifying disaster that will soon be upon them.

Fig.4-Fragments-of-the-Hist
3. “Fragments of the History of a Village at Nola”. 2006
Mixed technique on wooden board
25 cm x 35 cm

The picture was purposely created on a base resembling fired clay in order to transport the viewer inside the huts found at Nola. The idea had its origin in the presence of the artist during several phases of the excavation of this exceptional discovery. A few artefacts found in the huts are featured: a vase, a headdress composed of plaques cut from young pigs’ tusks, a female figurine, perhaps a domestic hearth divinity. The almost simplistic portrayal and the traces of lamp black which evoke the fire of oven and hearth, the fragments of coarse pottery and shreds of cloth which remind us of the mark left by those present in the huts, all serve to represent the primitiveness of the Bronze Age people who settled around Nola.

Fig.4. Ariano La Starza - Monte Gesso

The painting has an intentionally rough and simplistic finish. To this end, fingerprints were left on the freshly painted board during the execution of the work and the picture of the vase was made in an imprecise fashion, as was often the case with common ware vessels themselves.

 

Christian Jegou (Paris-France)

christianjegou.blogspot.com

I have been an illustrator since 1970. Early on, I became interested in documentary illustration and historical reconstruction of all epochs. Archaeology has allowed me to create numerous images for publication in books and magazines.When dealing with archaeological scenes, I gather information, especially by talking with the researchers who work in the field, and afterwards I give my imagination free reign until the image forms in my mind. Later, I collect the available pictorial evidence relevant to this picture and use it to imagine myself in the period in question. Then I only have to draw the scene with all these components in order to create the final illustration.

Fig.2-Flight-from-the-Villa
1. “Flight from the Village of Nola”. 2002
Oil paint
41 cm x 28.5 cm

I painted the flight from the village of Nola under the eruption of Somma-Vesuvius (c. 1700 BC) for the magazine “Focus-Italia”. In preparation, I worked together with the archaeologists, who gave me a series of detailed documents on the current state of research and discoveries made at the site of Nola. On this basis, I made a sketch which the archaeologists commented upon, and then produced the illustration published in “Focus”.

Croce del Papa

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Il villaggio del Bronzo antico di Nola (Croce del Papa)

villaggio

Alla fine dell’età del Bronzo antico, il vulcano Somma-Vesuvio conobbe una grande eruzione pliniana, detta “delle Pomici di Avellino” (3500 B.P.), che distrusse buona parte degli insediamenti – ne sono stati individuati finora circa una sessantina- appartenenti alla facies culturale di Palma Campania.

Le peculiari caratteristiche del ricoprimento (pomici, ceneri e colate fangose) hanno consentito sia di conservare in situ i manufatti sia di rilevare sulle paleosuperfici fossilizzate dal deposito vulcanico molte evidenze di attività antropiche (arature, impronte di ruote di carri e di slite, tracce lasciati dagli uomini e dagli animali).

Nel caso di Nola, situata a circa 15 km, a vol d’uccello dal vulcano, l’evidenza del ritrovamento di parte di un villaggio, già importante di per sè per la prontezza e la qualità dell’intervento di scavo che vi è stato effettuato, può essere considerata unica per l’eccezionale conservazione delle strutture abitative e degli alloggi degli animali.

La fuga repentina degli abitanti, che abbandonarono gran parte dei loro beni, fu resa possibile, nelle ore iniziali dell’eruzione, dalla scarsa caduta delle prime pomici, mentre la perfetta conservazione delle strutture è stata determinata dalla rimobilizzazione secondaria del materiale eruttivo, una volta terminata l’eruzione (Figura1).

Fig1Nola-Panoramica
Figura 1. Nola. Panoramica.

Flussi di fango sottile, infatti, penetrarono all’interno delle capanne rimaste in piedi e inglobarono i manufatti nella posizione in cui si trovavano (Figure 2, 3) ; nel contempo, lo stesso fango, fornendo una controspinta alla coltre di pomici accumulatisi all’esterno, contrastò efficacemente il collasso delle pareti permettendo la conservazione dell’alzato su circa m 1,30 di altezza.

Fig.2.-Nola.-Vasellame-abba
Fig.3.-Nola.-Forno

Figura 2. Vasellame all’interno di una capanna.
Figura 3.Forno con un vaso ancora all’interno.

Nel consolidarsi, le ceneri fangose hanno realizzato un vero e proprio calco della carpenteria (Figura 4), degli ambienti (graticciato, pareti divisorie, porte, pali di sostegno, ecc.), delle fascine di paglia che ricoprivano le capanne e degli oggetti in materiali vegetali (ceste, strumenti di legno, tessuti, ecc.) presenti all’interno delle capanne.

Fig.4.-Nola.-Carpenteria
Figura. 4. Messa in luce della carpenteria della capanna. Si nota che il tetto che scende fino a terra.

Anche i corpi degli animali in esse rimasti imprigionati: una lucertola e un rospo nella paglia; un cane nello spazio dietro ad una parete (Figura 5), delle pecore gravide all’interno di una gabbia (Figura. 6), disfacendosi, hanno lasciato la loro impronta nelle ceneri indurite.

Fig.5.-Nola.---Cane-imprigi
Fig.6.-Nola.---Pecore

Figura 5. Cane imprigionato dietro la parete di una capanna.
Figura 6. Pecore rinchiuse in una gabbia.

La documentazione archeologica raccolta appare di grande valore scientifico per quantità e qualità di informazioni. Oltre a chiarire aspetti nuovi dell’architettura in legno del periodo del Bronzo antico ha precisato l’organizzazione interna delle capanne, ha dato informazioni sulle strategie di raccolta delle cereali, di allevamento e di conservazione degli alimenti (carni e cereali).

Nuovi aspetti della “religiosità” della comunità dell’età del Bronzo antico sono stati decifrati attraverso il rinvenimento di oggetti legati a culti domestici; oltre ai vasetti miniaturistici, di notevole interesse è la figurina femminile di impasto interpretata come di una divinità del focolare (Figura 7) rinvenuta dietro al graticciato dell’ambiente del focolare.

Fig.7.-Idoletto-femminile
Figura 7. Idoletto femminile.

Dall’interno dalla più piccola delle capanne messe in luce, è stato trovato perfettamente conservato un copricapo con uso ornamentale-rituale realizzato con placchette ricavate da denti di giovani maiali (sus scropha), che a tutt’oggi rappresenta un unicum nel suo genere (Figure 8 e 9).

Fig.9.-Copricapo
Fig.8.-Copricapo

Figura 9. Copricapo realizzato da denti di giovani maiali. Vista frontale
Figura 9. Copricapo realizzato da denti di giovani maiali. Vista laterale

Il sito, oggi vincolato, rientra nel primo Parco della Preistoria della Campania (o del Nolano).

Artsigns

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ARTSIGNES